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Uno studio ipotizza la correlazione clima-coronavirus

Uno studio di un gruppo di Scienziati dell’Università del Maryland del Global Virus network, ipotizza un'importante correlazione clima-coronavirus.

Correlazione clima-coronavirus, ecco uno studio

Sembra esserci un’importante correlazione clima-coronavirus secondo un recente studio effettuato da un gruppo di Scienziati dell’Università del Maryland (e appartenenti al Global Virus network) e una coalizione internazionale di virologi che stanno studiando ed approfondendo questo caso. In particolare, secondo gli esperti, sarebbe presente una sorta di “Cintura del Coronavirus” ben rappresentata da quella fascia climatica di color verde nella mappa in basso in allegato. Ebbene, secondo gli studiosi sarebbe proprio all’interno di quella “fascia” che si starebbero registrando i casi maggiori di positività al coronavirus.

In quelle latitudini infatti (comprese tra 30 e 50°) la temperatura media oscilla tra 5 e 11°C, con valori di umidità per lo più compresi tra 47 e 79%. Gli esperti ipotizzano quindi che, anche in virtù dei casi registrati proprio in quella “fascia”, il nuovo coronavirus si estenda con maggior rapidità in determinate condizioni climatiche. In zone ove le temperature si presentano invece più fredde o comunque prossime agli zero gradi il contagio, fino ad ora, risulta estremamente basso. Ciò lascia ipotizzare come il COVID-19 potrebbe non sopravvivere al freddo. Un’altra caratteristica di questa correlazione è che in tutti i paesi fino ad oggi coinvolti da contagio, le temperature si sono mantenute per circa un mese praticamente costanti, senza quindi subire sbalzi importanti; Nord Italia, Corea del Sud, Germania, Francia, Iran e alcune zone del Pacifico negli Stati Uniti.  Nel periodo compreso tra Gennaio e Febbraio (il momento in cui l’epidemia ha raggiunto la sua massima evoluzione), a Wuhan la temperatura media era di +6,8°C, a Seoul di +7,9°C, a Teheran compresa  tra +7 e +15°C, a Milano compresa tra +6 e +9°C e a Piacenza tra +8/+10°C.  A quanto sembra dunque sono proprio queste le condizioni che facilitano la trasmissione e la diffusione di questo virus anche in tempi piuttosto rapidi.

coronavirus

Alcuni ricecatori di Guangzhou, in Cina, hanno tuttavia più volte sottolineato come la trasmissione sia maggiore specie con una media termica di circa +8,7°C, anche se la comunità scientifica si sta ora interrogando soprattutto sulla possibile evoluzione per la stagione estiva in quanto, molti esperti, hanno più volte sottolineato come il caldo possa sconfiggere questo virus. A dire il vero, a riguardo, non c’è ancora alcuna certezza e anzi, anche alcuni ricercatori dell’Università di Tsinghua, a Pechino, sostengono che laddove  le temperature e l’umidità sono state più basse, si sono registrati più casi rispetto a quelle dove faceva più caldo e l’umidità era più alta. Un’altra correlazione molto importante arriva anche dalla Germania, in particolar modo da una ricerca dell’ospedale di Greisfald, ove è stato dimostrato che il virus resiste più a lungo su superfici fresche ed umide; con una temperatura di +4°C può rimanere in vita anche fino a 28 giorni, mentre a  30-40°C scompare in tempi estremamente brevi. Alcuni modelli del Global Virus Network prevedono che nuove espansioni del coronavirus vadano ad interessare soprattutto le zone più a nord, verosimilmente nelle latitudini di Gran Bretagna e Cina settentrionale, in quest’ultima con una diffusione, ad oggi, estremamente bassa.

In conclusione, quindi, non è dato ancora sapere se con l’arrivo dei primi caldi estivi i contagi vadano via via scemando; alcuni esperti sostengono che, se dovesse verificarsi un forte rallentamento dei contagi stessi durante la stagione estiva, non è poi escluso che nel prossimo Autunno il problema torni di nuovo a manifestarsi.