Monti Sibillini: le Gole dell’Infernaccio e la leggenda del “cammino delle fate”

Le Gole dell'Infernaccio, sui Monti Sibillini, sono delle meravigliose gole di origine naturale frutto del prezioso e paziente lavoro del fiume Tenna.

Le Gole dell’Infernaccio, situate nel gruppo dei Monti Sibillini, sono delle bellissime gole naturali frutto dell’incredibile e soprattutto “paziente” lavoro del fiume Tenna che, nel corso di milioni di anni, ha eroso queste rocce creandosi una sorta di via d’uscita. Originariamente venivano chiamate Golubro, dal latino Gula, che significa gola e Lubricum, che invece sta ad indicare qualcosa di scivoloso e impenetrabile. Il fiume Tenna nasce tra il Monte Sibilla e la Cima Vallelunga da una parte e il Monte Bove sud, Pizzo Berro e Monte Priora dall’altra. Le Gole dell’Infernaccio sono ben definibili come impressionanti, bellissime e soprattutto possenti ove pareti di roccia vertiginose in alcuni punti arrivano quasi a sfiorarsi e la luce fatica a penetrare, dove il gracidio delle cornacchie che volteggiano nel cielo creano un’atmosfera tale da sembrare di essere in come nel girone dell’inferno dantesco. Il continuo mormorio del fiume che sbuca all’improvviso da angoli misteriosi, che scorre tra i sassi e si destreggia in questa impervia gola, lo scorrere dei tantissimi ruscelli presenti e i piccoli salti delle cascatelle che si possono udire in lontananza saranno gli unici suoni che si udiranno se si deciderà di fare qualche escursione in queste zone.

Le gole, in linea di massima, mettevano in comunicazione le due valli diametralmente opposte, quella del fiume Nera che sfocia nel Tevere e quella del fiume Tenna che si riversa invece nel mar Adriatico. Era la via più breve ed accessibile per tutte le popolazioni che per necessità dovevano attraversare la dorsale appenninica centrale. Basti pensare che un tempo l’agricoltura, la pastorizia e la transumanza erano la vera ricchezza delle popolazioni montane che, soprattutto durante l’Inverno, conducevano i loro greggi a svernare nelle campagne situate a valle. Il percorso del fiume che si può osservare oggi non è quello originale in quanto, dal versante del Monte Sibilla, scese a valle una frana che ostruì tutta la gola costringendo per questo le acque del fiume Tenna a procurarsi un nuovo passaggio. Le Gole dell’Infernaccio non vennero quindi mai attraversate da nessuno fino a quando, nell’anno 1820, una ditta di San Severino Marche costruì un piccolo ponte di legno oltre il dorso della frana per semplificare il trasporto a valle della legna dal bosco di Meta.

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All’inizio del percorso si attraverseranno dei rigagnoli d’acqua che scendono dal Monte Zampae danno vita alle famosissime “Pisciarelle”, ovvero delle piccole cascate di gocce di acqua che cadono dalle rocce sovrastanti dando luogo ad un curioso effetto molto simile ad una enorme doccia. In presenza di giornate soleggiate i suoi raggi attraversano queste gocce creando uno spettacolare gioco di colori, con il bellissimo il muschio attaccato alla parete rocciosa che si presenta di una colorazione verde intensa, da sembrare addirittura finto. Immediatamente fuori dal bosco di alti faggi il sentiero si divide in due parti e sarà possibile raggiungere l’Eremo di San Leonardo posto a 1.178 mt, con le Cascate del Rio chiamate anche cascate nascoste.

Bisogna tuttavia ribadire che durante la stagione invernale questa zona è particolarmente vulnerabile al rischio valanghe, soprattutto a causa della sua conformazione; per questo è quindi sconsigliabile addentrarsi fino alla primavera inoltrata.

UNA PICCOLA CURIOSITA’ : alcune leggende narrano che la strada che conduce all’entrata delle Gole dell’Infernaccio era chiamata, molto tempo fa, “Valleria”, cioè il luogo che le Fate della Sibilla. Esse avevano l’obbligo di rientrare alla grotta prima che le luci dell’alba avessero lasciato l’orizzonte, perché nessun raggio di sole doveva sorprenderle. Prese dalla gioia e dall’entusiasmo, nessuna di loro però si accorse che il sole stava sorgendo e, ormai sorprese e molto impaurite, corsero via velocemente verso la grotta lasciandosi dietro una scia chiara che ancora oggi è possibile notare lungo il dorso della montagna. Questa scia è appunto chiamata “il cammino delle fate”.

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