Monti Sibillini: l’antico mestiere delle Carbonaie a Colle d’Arquata

Monti Sibillini: l'antico mestiere delle Carbonarie a Colle d'Arquata, un'attività orma in via di estinzione ma rimasta invariata da secoli e secoli.

A Colle d’Arquata, nel cuore dei Monti Sibillini, resiste un’antica tradizione (anche se forse è più corretto definirlo un antico mestiere) tramandatosi nel corso dei secoli di generazione in generazione. Un mestiere davvero affascinante che richiama quelle che sono le antichissime tradizioni di questo territorio; stiamo parlando delle Carbonaie e, più in particolare, nella produzione del carbone vegetale. Questa tecnica particolarmente antica consiste nel saper trasformare il legno in carbone lasciandolo bruciare in una struttura che ne impedisca la completa combustione.

Carbonaie 1

I carbonai, in particolare, si recavano in montagna e creavano delle aree pianeggianti e libere dalla vegetazione chiamate “piazze“, ove rami e tronchi venivano accatastati appositamente intorn ad un camino centrale fino a raggiungere la caratteristica forma di cono. Successivamente veniva creato una sorta di “mantello” di circa 30 cm di spessore costituito da uno strato di zolle di terra che serviva per isolare la struttura dall’aria esterna, ed uno successivo formato invece da foglie secche che venivano utilizzate per chiudere le fessure tra un tronco e l’altro. Fatto questo si procedeva poi col ricoprire di un ulteriore strato di terra nei quali venivano lasciati dei fori indispensabili per far confluire l’aria al fine di ottenere un processo di combustione idoneo, il cuo termine tecnico è “governare la piazza“.

Carbonaie 2

Per accendere la carbonaia venivano poi introdotti dei tizzoni ardenti attraverso il camino, due o tre volte al giorno, per tutta la durata della combusione (momento questo in cui venivano anche effettuati tutti i controlli del caso). Il colore del fume che fuoriusciva dal camino serviva, altresì, per monitorare quelli che erano i vari processi della carbonizzazione; dapprima biancastro, il fumo tendeva poi a divenire via via sempre più denso soprattutto durante le fasi di essiccazione, per poi divenire pian piano di color giallo-bruno durante la fase di distillazione. Quando il colore assumeva invece una tonalità tendente al bianco-azzurrognolo, allora il processo era giunto alla fase conclusiva. Da questo momento tutti i fori venivano tappati e si lasciava raffreddare per almeno un giorno. Dopodiché si effettuava la “scarbonatura“, che richiedeva un’abilità e una sicronia incredibili al fine di una buona riuscita di questa operazione. Le carbonaie tuttora ancora attive si possono ammirare percorrendo la strada non asfaltata che da Colle d’Arquata conduce alla località di Poggio d’Api; si tratta di una passeggiata, questa, molto semplice e consigliata praticamente a tutti. Fonte immagini Sibilliniweb.it.

Carbonaie 3

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