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Monte Velino: ‘spuntano quattro fiori variopinti’

Le toccanti parole che Giampietro Nonni ha voluto dedicare ai quattro sfortunati escursionisti deceduti sul Monte Velino

Monte Velino: “spuntano quattro fiori variopinti”. Di Giampietro Nonni.

Monte Velino
Monte Velino: ‘spuntano quattro fiori’

Si racconta che ogni anno, durante gli inverni più freddi, quattro fiori dal delicato profumo spuntano, per un solo giorno
e per pochi istanti, dalle nevi del Velino. Uno è di colore rosa intenso e tre sono blu come il cielo. Nessuna tempesta, neanche la più violenta, è mai riuscita a cancellare la loro incantevole bellezza.
C’erano quattro giovani che amavano profondamente quella montagna, l’ammiravano da lontano, la sognavano ogni volta che erano costretti a stare lontano dalla loro terra. Erano cresciuti in quelle sue valli, avevano giocato e corso come stambecchi tra le sue rocce fin da ragazzini, avevano imparato a conoscerla proprio come fosse la loro casa. Lei era là che, dall’alto delle sue cime imponenti, li osservava così come una madre protettiva guarda i suoi piccoli giocare. Un rapporto d’amore ed empatia, difficile da comprendere per chi non senta l’irresistibile richiamo di Madre Natura.
Passavano gli anni e, con essi, crebbe anche la passione dei quattro ragazzi per la montagna. Ogni momento libero era l’occasione per correre da “lei” per partecipare ogni volta allo spettacolo cangiante proiettato dalle quattro stagioni su quell’immenso schermo naturale. Indossare giacche, scarponi, guanti e quant’altro era divenuto per loro, ogni volta, un rito solenne. Si respirava un’aria diversa, anzi migliore, su quelle rocce poste così in alto, perché si veniva pervasi da una sensazione di totale libertà, astratti dai problemi del quotidiano e dai pensieri più tristi.
Questa era la linfa vitale che alimentava lo spirito dei quattro ragazzi, la magia di un luogo incantevole che suscitava in loro sensazioni ancestrali facendoli sentire parte di quel mondo selvaggio. Ma spesso l’amore chiede in cambio il prezzo di un sacrificio e così avvenne. Una fredda mattina di gennaio, infatti, i quattro ragazzi decisero di fare la consueta escursione per andare a salutare la loro amica montagna. Era una giornata piovosa, in quota c’era tanta neve appena caduta, ma loro conoscevano bene quei sentieri, del resto li percorrevano da sempre e con qualsiasi tempo, sempre pronti a tornare indietro, qualora le circostanze lo avessero imposto. Pensare che proprio quella neve, così apparentemente soffice ed effimera essendole concesso di rimanere solo per un tempo breve sulle montagne, avesse deciso di scivolare a valle al loro passaggio, per sorprenderli alle spalle. La Montagna ebbe un sussulto e un gemito lacerante nell’assistere impotente a quella immane tragedia e ne fu ferita profondamente. Il rombo cupo della valanga poi cessò e tutto fu silenzio, un silenzio profondo destinato a durare settimane, rotto soltanto dalle voci di coloro che si prodigavano in affannose ricerche con la speranza di salvarli, fino a quando i quattro ragazzi, ormai sopraffatti da quell’evento tragico, furono ritrovati e restituiti ai loro cari. La montagna avrebbe voluto tenerli con sé quei suoi figli, per custodirli, quasi a volerli proteggere ancora e per sempre, ma non poté, non gli era concesso. Restituì quindi all’Uomo ciò che apparteneva all’Uomo. Li pianse allora con infinite lacrime fatte di neve disciolta che, in Primavera, andò ad alimentare tutti i ruscelli della valle.
Da quel giorno il Velino conserva la memoria, ormai leggenda, di quei “quattro fiori variopinti” che, in un preciso giorno dell’anno e solo per un istante, spuntano dalla neve per ricevere l’estrema carezza di un angelo del Signore
“.
(Giampietro Nonni)