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Montagna: rifiutano per due volte l’aiuto del Soccorso Alpino. Recuperati i due alpinisti spagnoli

Dopo aver rifiutato per due volte l'intervento del CNSAS vengono recuperati

Quel che è accaduto ieri sulle Tre Cime di Lavaredo ha dell’assurdo. Tutto comincia tre giorni prima, quando una coppia spagnola si avventura in parete nel tentativo di raggiungere la vetta.

I due vanno in difficoltà e i parenti preoccupati avvisano il Soccorso Alpino che immediatamente ha provveduto a mobilitarsi per le operazioni di salvataggio.

Una volta individuati si alza in volo l’elicottero del CNSAS, ma i due rifiutano l’aiuto perchè convinti di voler arrivare in vetta. I Tecnici del soccorso Alpino mantenendosi in costante contatto con i due spagnoli, hanno provato a spiegare loro dove si trovassero.

Improvvisamente i due smettono di rispondere alle richieste del CNSAS, così viene chiesto ai parenti se volessero che l’elicottero si alzasse in volo per la seconda volta e per un secondo tentativo di aiuto. Rifiutato nuovamente.

Solo intorno alle ore 16:00 della giornata di ieri, i due si convincono che forse era il caso di accettare quell’aiuto rifiutato ben due volte. Trovando un pertugio tra la nebbia fitta, l’eliambulanza e il suo equipaggio  dell’Aiut Alpin Dolomites di Bolzano.

Sbarcato su una cengia, il tecnico di elisoccorso li ha raggiunti e fatti spostare in un punto più agevole per l’imbarco sull’eliambulanza, avvenuto subito dopo. Gli alpinisti stanno bene. Sono stati trasportati al Rifugio Auronzo. Agli operatori hanno spiegato di aver rifiutato i soccorsi perchè erano convinti di essere ormai arrivati in vetta. In realtà mancavano ancora un paio di tiri di corda, un’ottantina di metri, abbastanza impegnativi.

DI SEGUITO LA STORIA RACCONTATA SUL PROFILO DEL CNSAS

ATTACCATA DA TRE GIORNI SULLE CIME DI LAVAREDO, COPPIA SPAGNOLA RIFIUTA OGNI AIUTO

Ieri sera alle 20:20 circa il capo del Soccorso Alpino di Auronzo è stato contattato nuovamente dai due alpinisti spagnoli, per il cui mancato rientro dalla Cima Ovest di Lavaredo era scattato l’allarme la sera precedente. La coppia, 45 anni lui, 36 lei, di Barcellona, che ieri mattina – individuata dopo una notte all’addiaccio a metà della Via Cassin – aveva rifiutato il recupero con l’elicottero per proseguire autonomamente nella scalata, aveva raggiunto la cengia alta, ma si trovava in difficoltà e chiedeva informazioni sul rientro. Dalle foto ricevute, i soccorritori avevano capito che i rocciatori si trovavano dalla parte opposta rispetto alla normale. Dopo aver spedito loro due relazioni, spiegando dove si trovavano esattamente e cosa avrebbero dovuto fare, li hanno invitati ad attendere le prime luci e ripartire all’alba, per non mettersi in condizioni di rischio dato che avevano già passato una notte in parete. Dopodiché è stato chiesto al personale del Rifugio Auronzo alle Tre Cime di Lavaredo di andare a tranquillizzare i genitori dell’uomo, la cui madre già ieri mattina aveva avuto un malore causato dall’agitazione. Questa mattina i soccorritori hanno mandato un messaggio al rocciatore per sapere come stavano. Non ricevendo risposte, è stato chiesto ai genitori se volevano che intervenisse l’elicottero per una seconda perlustrazione. A risposta affermativa, è intervenuta l’eliambulanza di Treviso che ha imbarcato personale del soccorso alpino della Guardia di Finanza per indirizzare l’equipaggio sulla via. Appena individuati, anche questa volta, pur essendo poco distanti da dove si trovavano ieri sera e malgrado il tempo in peggioramento, gli scalatori hanno rifiutato di essere imbarcati e l’elicottero è rientrato. Più tardi l’uomo ha iniziato a mandare foto degli ancoraggi e della vista della Cima Grande per far capire la propria posizione e avere indicazioni. Su sollecitazione a chiedere subito l’intervento del 118, se pensava di non riuscire a scendere viste le brutte previsioni del tempo, per non rendere molto difficile il loro rientro – e sottolineando la preoccupazione dei suoi genitori – l’alpinista non ha più risposto. Il Soccorso Alpino e Speleologico Veneto – CNSAS sta continuando a monitorare la cordata.

Ora i due rischiano di dover pagare un conto molto salato per le spese del soccorso, fino a 7.500 euro, dopo aver rifiutato due volte l’aiuto del 118. Le norme regionali prevedono che i costi dell’intervento in montagna, per chi è rimasto illeso, e a maggior ragione per chi si è messo volontariamente in una situazione a rischio, sia a carico dell’utente. La parcelle, dato che l’elisoccorso vale 90 euro al minuto, può arrivare a un massimo di 7.500 euro. I costi li fissa delibera regionale del settembre 2011.

Non c’è alcun costo (perchè a carico del servizio sanitario) se la persona soccorsa è affetta da patologie, o resta ferita e viene portata in ospedale. Ma se l’alpinista è finito nei guai volontariamente, e una volta soccorso non ha riportato un graffio, può dover sborsare di tasca propria il costo del salvataggio. Si va dai 200 euro del diritto di chiamata della squadra di soccorritori (altri 50 per ogni ora aggiuntiva), fino ai 90 euro per ogni minuto di elicottero. La fattura è determinata nell’immediato, ma è decisa dal medico dell’unità sanitaria di riferimento per il 118 di quel territorio, una volta analizzate le relazioni sanitarie e quelle del Soccorso alpino.