L’Appennino “nascosto”: ecco i 10 borghi abbandonati più suggestivi

L'Appennino nascosto, un angolo di territorio abbandonato negli anni per cause di svariata natura. Ecco i 10 borghi abbandonati più suggestivi.

Il nostro meraviglioso Appennino è caratterizzato dalla presenza di angoli di natura davvero suggestivi; allo stesso tempo, tuttavia, nasconde paesaggi quasi fiabeschi e a volte addirittura persino inquietanti, collegati magari a vecchie storie e a particolari avvenenimenti. Non tutti sanno, in relazione a quanto appena descritto, che sulle nostre meravigliose montagne sono nascosti numerosi borghi abbandonati le cui storie e leggende hanno un sapore assai suggestivo. Ne abbiamo scelti 10 in particolare e ognuno di loro ha qualcosa da raccontarci. Partiamo da Sant’Antonio, un vecchio borgo di pastori e contadini, situato nei pressi della frazione di Riccovolto, sull’Appennino emiliano.

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Il borgo fantasma di Casa Paretto, foto di Milena Vanoni

E’ stato abbandonato tantissimi anni fa, ma è tornato a “vivere” grazie all’infinita passione per questi territori del Gruppo escursionistico di Montefiorino. Pensate, il 17 Giugno di ogni anno i fedeli raggiungono la chiesetta restaurata risalente al ‘700, ove viene poi celebrata la Santa Messa. Altro borgo suggestivo è sicuramente quello di Mirandola, così come il borgo delle Caselle, situati enbrambi nella Valle di Ospitale (Fanano). Il borgo di La Lezza viene invece ricordato soprattutto perché le ultime famiglie son rimaste in questo territorio fino a 1972, ma come non menzionare anche il Borgo di La Marina, il Borgo di Casa Paretto, il Borgo di Castellino di Riolunato e il Borgo di Roccapelago, tutti collegati da un filo conduttore comune: appartenere ad una quotidianità montana andata via via perduta con il passare degli anni, un mondo contadino passato, coraggioso e devoto.

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Il borgo fantasma di Sant’Antonio, foto di Milena Vanoni

Quel che resta di questi paesci nascosti che una volta erano popolati di gente forte e audace sono le abitazioni ormai invase dalla vegetazione, le chiese che testimoniano una devozione ferrea, i camini ormai spenti da decenni e i tantissimi oggetti rimasti intrappolati sotto le macerie. La natura, insomma, si è ripresa nel tempo tutto ciò che inizialmente le apparteneva.

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