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Incidenti in montagna: da ottobre in poi più di milleseicento interventi di soccorso in tutta Italia

In attesa del nuovo rapporto sugli incidenti in montagna nel 2019, da ottobre sono state effettuate più di 1600 operazioni di soccorso in tutta Italia

Il 2019 è terminato con molti incidenti e il 2020 è cominciato allo stesso modo. Sulle nostre montagne siamo quasi ad una media di un incidente al giorno. Incredibile ma vero.

All’inizio del 2019 dal CNSAS (Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico) era stato diffuso il documento ufficiale riguardo i salvataggi e i decessi avvenuti nel 2018 a causa di incidenti in montagna.

Proprio da qui era emerso che; in un anno avevano perso la vita 458 persone (2018), dato in calo rispetto all’anno precedente dove ne erano decedute 485.

I morti sul lavoro, come riporta anche l’Agenzia stampa AGI, si aggirano intorno ai 1.333 annui, poco più del doppio delle morti che avvengono in montagna. Le morti per omicidio volontario sono, invece, 331 annue.

Tuttavia e sempre nel 2018 sono stati effettuati dal Corpo Nazionale del Soccorso Alpino 9.554 interventi di soccorso, dei quali solo il 4.9% non sono andati buon fine.  Il 45 per cento feriti lievi, il 33,5 per cento illesi e il 13,2 per cento i feriti gravi.

In più del 46% dei casi le persone che hanno avuto necessità di soccorso sono scivolate, nel 25,2 per cento erano incapaci di proseguire e nel 10,7 per cento avevano avuto un malore.

Il 40.4% dei salvataggi ha riguardato persone che hanno avuto bisogno soccorso durante escursioni in montagna, il 16.5% di interventi sono avvenuti invece sulle piste di sci, l’alpinismo (6,2 per cento), la mountain bike (6,1 per cento), la residenza in montagna (4,9 per cento), la ricerca di funghi (4 per cento) e lo sci alpinismo (3,4 per cento).

La prima causa di decesso in montagna per il 2018 è stato dunque l’escursionismo.

2019

Nel 2019 e dall’inizio dell’autunno gli interventi  del Soccorso Alpino sono stati più di 1600. Il rapporto completo sugli interventi del 2019 uscirà a breve, ma questa prima parte di inverno è stata condizionata da molti incidenti in tutta Italia.

Anche il 2020 è cominciato allo stesso modo del 2019, ieri un altro incidente sul Gran Sasso.

Foto del CNSAS Abruzzo nel corso delle operazioni di recupero sul Gran Sasso

In Italia in questo inverno si presentano delle condizioni meteorologiche molto particolari.

Sulle Alpi, ad esempio, tra ottobre e novembre, si sono verificati abbondanti accumuli grazie alle perturbazioni di natura oceanica. Successivamente un rialzo delle temperature e il distacco di diverse valanghe. La scorsa settimana ad esempio, ricordiamo quella del Trentino.

In Appennino c’è una situazione ancora differente, perchè la neve non è praticamente mai caduta e quella poca che è scesa è stata condizionata da un rialzo delle temperature.

La situazione nello specifico e del perché di  tutti questi incidenti l’ha spiegata anche Luca Mazzoleni, gestore del Rifugio Franchetti, alla Repubblica: Le condizioni attuali sono troppo pericolose perché durante l’inverno ha nevicato; poi ha fatto scirocco, e quindi caldo, e la neve si è impregnata di umidità – ha spiegato Luca Mazzoleni, gestore del Rifugio Franchetti, a Repubblica -. Infine, è venuto il freddo ed è una lastra di ghiaccio da fusione, il più duro da incidere sia con la piccozza che con i ramponi. Se ‘parti’ predi subito velocità e non c’è verso di fermarsi: ti fermi in fondo, su una chiazza di neve fresca che però purtroppo non c’è o contro le rocce, e lì il rischio di morire è altissimo

Proprio per questi motivi, anche recentemente, il CNSAS ha richiamato in questo periodo alla massima prudenza tutte quelle persone che intendono intraprendere delle attività in montagna.

Al fine di dimezzare il rischio è necessario, tra le altre cose, consultare anche il bollettino Meteomont e valutare le condizioni del ghiaccio e della neve.