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Il Solstizio di Inverno: storie di vita e di trasformazione

Il Solstizio di inverno in un racconto di due psicologhe

STORIE DI VITA E DI TRASFORMAZIONE

Un altro anno è passato con le sue gioie e i suoi dolori, con le prove della vita e l’emozione di affrontarle e superarle o comunque di fare esperienza; un cerchio si chiude e dentro ci siamo noi, i protagonisti delle storie che la vita racconta per svolgere se stessa. Sono proprio i nostri antenati che ci ricordano l’importanza di accogliere l’inverno e pregare per superarlo nel migliore dei modi.

L’arrivo dell’inverno, che in termini scientifici chiamiamo Solstizio d’Inverno è uno dei quattro momenti astronomici più importanti dell’anno.

Ciò che lo rende così importante è la ritualità del festeggiamento in questo periodo dell’anno  dalla maggior parte dei popoli.

Il termine Solstizio viene dal latino, dall’unione di sol (sole) con il verbo sistere (fermarsi), il “sole che si ferma” e la terra si prepara alla trasformazione.

Il Solstizio d’Inverno è il momento il cui la Terra si avvicina maggiormente al Sole, ma dato che l’asse terrestre la inclina verso l’esterno (e non verso il Sole) i raggi cadono con un angolo molto stretto (circa 23°).

Astronomicamente parlando, questo determina, nel periodo che va dal 21 al 25 dicembre, il verificarsi del giorno più breve e, ovviamente, della notte più lunga dell’anno. Precisiamo che il detto “Santa Lucia: il giorno più corto che ci sia” si riferisce semplicemente al fatto che il 13 dicembre il sole tramonta prima, rispetto agli altri giorni, ma per determinare il giorno più breve bisogna prendere in esame anche il momento in cui il sole sorge e quindi il primato è sempre del solstizio d’inverno, che cade solitamente il 21 o 22 dicembre. Non è comunque il giorno più gelido dell’anno perché in media le temperature minime si registrano a gennaio e a febbraio.

Sebbene sia il giorno più corto dell’anno il Solstizio d’Inverno può apparire un giorno triste, ma non è affatto così perché è dall’indomani che si ricomincia a camminare verso le lunghe e soleggiate giornate primaverili  e pertanto il Solstizio d’Inverno assumeva anche il significato di rinascita in tempi passati.

È proprio per questo che in tante tradizioni che andremo a scoprire, il solstizio è una festa di rinascita, di luce, di arrivo al mondo divino che richiamano il mito solare.

La parola mito, ha un’origine greca che sta a significare ciò che viene trasmesso per via orale ovvero una favola, una leggenda ed evoca un messaggio che dall’alba dei tempi l’uomo narra con il fine di ricordare ciò che è prezioso sapere.

Ed ecco che si entra in contatto con le divinità solari: la nascita di Krishna in India,

Schin-Shin in Cina; in America del Sud nelle culture pre-colombiane Quetzalcoath e Huitzilopochtli, Horus in Egitto, nell’antica  Roma si festeggiavano i Saturnali perché Saturno era il dio dell’età dell’Oro di cui si auspicava il ritorno. Solo successivamente, i soldati romani portarono dalla Persia il culto di Mitra, il salvatore che immola il toro, estensione di se stesso per far rinascere la vita.

Avvicinandoci alle nostre tradizioni il 25 dicembre si celebrava dunque la nascita di Mitra a cui subentrò quella di Gesù, erede dell’antico mito solare della nascita della Luce di cui Cristo è purissima espressione. Così nella caverna cosmica del nostro presepe, nella simbolica notte del 24 dicembre poniamo il bambino.

Nella notte dei tempi tutte le leggende raccontano l’eterna danza tra luce ed ombra, tra morte e nuova rinascita, a simboleggiare l’eterna ciclicità della vita, così come l’essere umano, sempre pronto a narrare se stesso, ha rappresentato l’addormentarsi della natura  funzionale alla gestazione di madre natura; come nella grotta nasce il bambino, così la terra si prepara a rinnovare se stessa.

A questo proposito c’è un’antica leggenda celtica che ha come protagonisti il re Agrifoglio, anziano e saggio che governa la seconda metà dell’anno con giorni più corti e notti più lunghe, ed il re Quercia giovane e scattante, legato al risveglio della natura che caratterizza le lunghe giornate che culminano con il solstizio d’estate: i due re si sfidano due volte l’anno alternandosi la vittoria.

Ancora una volta siamo nell’archetipo della luce e del buio, del giorno e della notte, della vita che rinnova se stessa con il grande motore del sole potenza feconda ricca d’amore.

Ognuno di noi vive questo periodo dell’anno con emozioni differenti: è molto comune avere un grande bisogno d’intimità, di calore, come la natura ritorna a sé  per rigenerarsi, così l’anima umana tocca le sue profondità per crescere e scoprire se stessa.

Ripetere ritualmente una tradizione è un modo evocativo di tornare alle origini, ognuno ha le proprie legate a questo periodo dell’anno e servono per attirare e augurare Bene e Fortuna, cioè la Luce, Sole, Vita a tutti, compresi se stessi e la propria famiglia. E tutti, in un modo o nell’altro simboleggiano o richiamano la Luce e di conseguenza la Vita.

Insieme andiamo a scoprire il messaggio dell’albero di Natale e dei regali.

L’albero è un simbolo arcaico, comune a molte tradizioni e religioni, diventa l’albero di Natale in tempi moderni; L’Albero della Vita è il simbolo su cui si basa la cabala ebraica; in India abbiamo l’Albero dei Veda; l’Albero dei frutti in Babilonia e, più genericamente, i popoli primitivi osservando la nascita delle gemme, spesso già nel cuore dell’inverno, hanno assunto l’albero a simbolo portatore della vita in genere. L’albero ha una simbologia immensa e variamente rappresentata, anch’essa comune a tutte le culture del mondo, ne abbiamo i residui popolari nell’albero della cuccagna e, appunto, nell’Albero di Natale.

Simbolo di Vita, l’Albero viene ricoperto di Luce nei giorni più bui, proprio per attirare la vittoria del Sole e/o per simboleggiarne l’eterno tornare.
Se pensiamo al Vischio, per esempio, baciarsi ed abbracciarsi sotto il vischio per propiziarsi fortuna e amore è un rituale che ci arriva più o meno dal II secolo a.c. direttamente dai celti! Più precisamente dai loro Druidi, i quali consideravano sacra questa pianta per diversi motivi, purché crescesse su una quercia (il re giovane!), sia quercia che vischio erano tenuti in gran considerazione dai celti e dai loro maghi, i druidi, i quali raccoglievano il vischio, molto raro, solo dalle querce ed utilizzando un falcetto d’oro (l’oro è un altro simbolo del sole), questo avveniva anche in giorni ed ore specifiche, dopo di che il vischio veniva bruciato con rituali vari per propiziare fortuna per l’anno nuovo. Infine rami di vischio venivano appesi nelle case per portare fortuna ed armonia familiare e gli ospiti che entravano in casa si abbracciavano sotto questi rami, sempre per buon augurio. Questa tradizione è giunta praticamente intatta fino a noi.

I regali di Natale: in origine l’unico regalo di Natale, cioè dei giorni del solstizio e di tutti gli dei festeggiati in questo periodo, erano le candele. Ovviamente la candela è di nuovo il simbolo della luce che vince sull’ombra, richiama il sole e ancor oggi, nei paesi nordici, con le loro lunghe notti, molte case hanno un luogo predisposto specificamente, dove si tengono sempre accese delle candele. Regalare candele significava donare Luce e quindi, sempre simbolicamente Vita e fortuna.

Chiara Mastrantonio e Valentina Cantalini