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Gran Sasso: ecco come nacque la galleria autostradale più lunga d’Europa

Gran Sasso: ecco come nacque il traforo a doppia canna più lungo di tutta l'Europa con i suoi 10.175 metri. Fu inaugurata nel 1985.

Il traforo a due canne tra Assergi e Colledara venne inaugurato nel 1984 e con una lunghezza di 10.175 metri permette un collegamento veloce tra il Lazio e l’Abruzzo. Il primo tunnel venne costruito intorno agli anni ’60 e richiese un numero altissimo di uomini (almeno un centinaio) diversi macchinari e tonnelate di esplosivo, con il costo dell’intera opera che ammontò a ben 1700 miliardi di lire. C’è da dire, tuttavia, che durante i lavori di costruzione non mancarono numerosi incidenti, dei quali alcuni anche piuttosto gravi; durante lo scavo, infatti, persero la vita 11 operai. Il traforo che attraversa il Gran Sasso, come già detto, è la galleria più lunga d’Europa (12esimo, invece, il posto mondiale), mentre con i suoi 24.5 km si trova invece in Norvegia quella più lunga del mondo. La realizzazione del traforo venne approvata nel 1963, mentre i lavori iniziarono qualche anno più tardi, il 14 Novembre 1968; l’opera venne realizzata grazie ad un accordo tra la Cassa del Mezzogiorno e la S.A.R.A (Società Autostrade Romane e Abruzzesi), mentre a progettare l’intero impianto fu Alpina S.p.A. Dopo 16 anni dalla costruzione fu inizialmente aperta soltanto la prima galleria in direzione Teramo, nel 1984, mentre per la seconda (direzione Roma) fu necessario attendere la fine dei lavori dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso. La seconda galleria venne aperta nel 1993 in concomitanza con l’apertura dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, ma anche in questo caso non mancarono problemi, svariati incidenti e notevoli dispendi di risorse ed energie ingegneristiche. Passarono quindi ben 25 anni prima che entrambi i tunnel venissero aperti.

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Gran Sasso: ecco come nacque la galleria autostradale più lunga d’Europa, fonte Alpina S.p.A

TECNICA DI SCAVO: la zona presa in considerazione per gli scavi è caratterizzata da una particolare conformazione della roccia e dai repentini cambiamenti climatici, per questo si ritenne necessario l’utilizzo di una strumentazione particolare che garantisse il massimo della precisione e metodi di lavoro estremamente rigorosi. Venne quindi utilizzato il classico metodo dell’esplosivo e delle perforatrici jumbo a 7 bracci, ad eccezione delle zone di attraversamento delle faglie (in questo l’avanzamento veniva preceduto da un cunicolo di piccole dimensioni con tecniche di scavo a mezza sezione). Dopo l’incidente che si verificò ad Assergi gli scavi furono preceduti da drenaggi sub-verticali, proprio per individuare la presenza di faglie acquifere. Per conoscere l’aspetto e la situazione delle masse d’acqua fino a 300 metri circa prima dello scavo, vennero utilizzate delle particolari sonde mentre il tunnel, via via che gli scavi procedevano a ritmo serrato, veniva immediatamente rivestito con calcestruzzo spruzzato e centine (si tratta di strutture provvisorie usate in edilizia e architettura come base di appoggio per il posizionamento di blocchi di pietra, di qualsiasi forma). Fu anche realizzata una piccola galleria sottostante i due fornici, fino al raggiungimento del passaggio dello scavo dalle marne ai calcari, per permettere di convogliare l’acqua proveniente dal massiccio calcareo che aveva una pressione in quella zona di 60 atmosfere. Questa piccola galleria oggi convoglia le acque destinate agli acquedotti del Teramano. Nel tunnel direzione Roma il trasporto avvenne su gomma.

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Gran Sasso: ecco come nacque la galleria autostradale più lunga d’Europa, fonte Alpina S.p.A