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Il Genepì appenninico, specie protetta che rischia l’estinzione

Il Genepì appenninico è una specie di pianta protetta che rischia l'estinzione per via della raccolta intensiva delle sue inflorescenze.

E’ notizia delle ultime ore di una persona denunciata dai carabinieri perché sorpresa a raccogliere inflorescenze di Genepì appenninico nel territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, in località Monte Aquila-Campo Pericoli. La denuncia è scattata in quanto il Genepì è una specie piuttosto rara che purtroppo, da alcuni anni, rischia l’estinzione. Con l’avanzare della stagione estiva aumenta il numero di escursionisti che si avventurano nei sentieri e nelle aree naturali più belle dell’Appennino per ammirare quelle che sono le bellezze naturali che l’area ha da offrire. Purtroppo, tra loro, c’è anche chi si diverte a depredare questi doni della natura, più delle volte inconsapevoli dell’atto che si sta compiendo. Fortunatamente, oltre una certa quota, vengono effettuati controlli a tappeto da parte di pattuglie di Carabinieri forestali che ogni fine settimana sarà reperibile presso il Rifugio Garibaldi (quota 2230 metri) messo a disposizione della Sezione CAI dell’Aquila, per supportare gli escursionisti che avessero necessità di informazione e/o assistenza.

Il Genepì appenninico (conosciuto anche come Artemisia) è una specie di pianta protetta che da qualche anno sta rischiando l’estinzione. Questo proprio a causa della raccolta intensiva delle sue bellissime e coloratissime inflorescenze. Si tratta di una pianta che può raggiungere un’altezza variabile tra 5 e 20 cm, presenta una colorazione bianca ed emana un fortissimo odore aromatico. I “cipollini” sono disposti in spighe e possono ospitare fino a 40-50 fiori di colore giallastro. La pianta è divenuta rara perché negli anni scorsi veniva raccolta in maniera intensa per produrre liquori dalle proprieta amaro-toniche; è infatti una pianta considerata vulnerabile in base alla lista rossa delle piante d’Italia. Il suo habitat naturale? Pietraie, detriti, rupi calcaree oltre i 2000 metri di quota e ghiaioni. E’ presente sull’Appennino centrale (specie nelle cime più alte tra Umbria, Marche e Abruzzo) e sulle Alpi marittime, seppur in quest’ultimo caso si tratta di un areale nettamente disgiunto.