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Fuochi d’inverno: fave e fiamme in onore di San Nicola

Il 5 dicembre si rinnoverà la devozione per il Santo attraverso il rito della cottura delle fave e l'accensione dei fuochi

Appena il tempo di lasciarci alle spalle castagne, vino novello e le Glorie di San Martino, ci ritroviamo per il secondo appuntamento del nostro viaggio all’interno dei riti e tradizioni invernali in Abruzzo.

Siamo a Pollutri, a poca distanza da quel Santuario della Madonna dei Miracoli di Casalbordino dove Michetti trovò l’ispirazione per la grande tela degli storpi.

Una leggenda vorrebbe che, in questo piccolo centro del chietino, durante una pesante carestia, le suppliche della popolazione ormai drammaticamente provata, abbiano indotto San Nicola a prendere il largo con sei barche ed altrettanti compagni i quali, dopo un viaggio avventuroso, sarebbero poi tornati con un carico di fave così ricco da sfamare tutti gli abitanti.

È il 5 dicembre e fervono i preparativi per la festa invernale di San Nicola. Il Vescovo di Mira…ha casa qui, nel centro storico del paese, e nei suoi locali il comitato gestisce i momenti della vigilia con un via vai frenetico: dalla questua alla visita dei fedeli che si raccolgono deferenti davanti al piccolo altare del Santo; dalla preparazione delle ‘palate‘ – pani guarniti e stipati nell’enorme dispensa – fino all’ammollo preparatorio di quintali di fave.

Dal pomeriggio, un’insolita processione di trattori muove lentamente verso il sagrato della Chiesa; nei rimorchietti hanno enormi caldai che vengono ordinati con cura sopra i treppiedi con tanta legna pronta da ardere. Tra un vociare contagioso, i ragazzi del paese, in gara con quelli delle contrade antagoniste, imbevono di alcool le cartacce e le fascine per accendere il fuoco sotto i paioli ricolmi fino all’orlo di acqua e fave. Scesa intanto la sera, l’attesa generale si fa smaniosa: dopo la funzione religiosa e la benedizione del parroco, un corteo di donne in camici bianchi lascia la ‘casa’ di San Nicola, si fa largo tra la folla e provvede a dispensare il sale in ognuno dei dodici caldai.

Un breve cenno del Sindaco ed il ‘cenacolo’ divampa. Sono fiamme che si liberano veloci ma che non suscitano timori nel pubblico che si accalca; infondono anzi un calore immediato alla scena sprigionando vapori saturi di profumi che si disperdono sinuosi nell’aria, in balìa degli spifferi di stagione. All’indomani, in paese, tutti avranno ricevuto pani e fave e reso grazie al Santo partecipando alla processione conclusiva.