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Bimba morta sulle piste di sci a Sestriere, in tre patteggiano 270 mila euro. Il papà:” Ce l’hanno ammazzata un’altra volta”

In tre patteggiano una pena di 270 mila euro per la morte della bimba a Sestriere nel 2019. Il papà: " Ce l'hanno ammazzata di nuovo"In tre patteggiano una pena di 270 mila euro per la morte della bimba a Sestriere nel 2019. Il papà: " Ce l'hanno ammazzata di nuovo"

Era gennaio 2019 quando sulle piste di Sestriere Camilla Compagnucci, bimba di nove anni, perse la vita andando a sbattere contro le barriere frangivento della Via Lattea.

Un anno prima accadde la stessa cosa, più o meno, e ad essere coinvolto fu un ingegnere Siciliano. Due giorni fa i vertici della società che gestisce le piste hanno patteggiato sei mesi ciascuno per ognuna delle morti (per un totale di 12 mesi) convertiti in una pena pecuniaria da pagare ciascuno di 90 mila euro e per un totale di 270 mila euro che finiranno nelle tasche dello Stato.

L’accusa per i gestori degli impianti era quella di omicidio colposo e aggravato ( Giovanni Brasso, presidente del cda della Sestrieres Spa, Alessandro Perron Cabus, ad, Alessandro Moschini direttore tecnico).

Maria Francesca Abenavoli, il giudice, ha accolto la richiesta di patteggiamento degli imputati e la procura si è esposta in modo favorevole.

Il papà della piccola Camilla è chiaramente contrario rispetto a quanto si è verificato, tanto che ha commentato: «Ce l’hanno ammazzata un’altra volta. La morte ti crea un senso di impotenza e oggi proviamo la stessa angoscia. Non può chiudersi con una multa una vicenda così: questo non è un furto, è un duplice omicidio»

Nel capo di imputazione si legge: «La morte dei due sciatori  è stata dettata da negligenza, imperizia e imprudenza». Per conto del magistrato si evince che avrebbero dovuto «proteggere gli utenti dagli ostacoli lungo le piste mediante l’utilizzo di adeguate protezione e la segnalazione di situazioni di pericolo».

Per quanto riguarda Bonaventura l’altezza della barriera «era inferiore di circa un metro rispetto a quella progettata e le caratteristiche della stessa, oltre a renderla meno visibile in caso di spessori rilevanti del manto nevoso in pista, facevano sì che il corpo della vittima si ribaltasse oltre il manufatto»