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Appennino, il gelido e nevoso Febbraio 1956 in Abruzzo

Il Febbraio 1956 verrà ricordato come uno dei più gelidi e nevosi di sempre; L'Aquila toccò i -18,°C, Rocca di Mezzo scese fino a -21,5°C. Tanti i record.

Il Febbraio 1956 verrà a lungo ricordato come uno dei più freddi e nevosi di tutti i tempi nella storia meteorologica non solo italiana, ma anche europea.

Venne infatti a generarsi una configurazione barica tale da spingere gelo intenso dapprima sull’Europa orientale e poi, via via, sul resto del Continente e sul bacino centrale del Mar Mediterraneo, ove freddo e neve la fecero da padrone per settimane e settimane.

L’Appennino fece il pienone di neve, tant’è che moltissime località di medio-alta quota toccarono accumuli nevosi vicini ai 3 metri; per non parlare poi delle temperature, costantemente sotto lo zero per giorni e con punte che toccarono, in svariate zone, i -30°C.

Nevicò localmente per oltre una decina di giorni in talune aree, come ad esempio tra Abruzzo e Molise, ove le precipitazioni nevose sembravano incessanti; a L’Aquila nevicò a più a riprese dall’1 e al 19 Febbraio, con l’accumulo nevoso che sfiorò i 90 cm.

Tanta, tantissima neve anche nelle altre località montane di medio-alta quota, ove spiccano in particolare i 250 cm a Civitella Alfedena, i 170 cm a Campotosto, i 200 cm a Santo Stefano di Sessanio, i 150 cm ad Assergi e Rocca di Mezzo.

E poi il grande gelo, che insistette senza tregua per giorni e giorni: Sulmona scese a -19°C, L’Aquila come detto toccò i -18°C, Rocca di Mezzi si spinse fin verso i -21,5°C, mentre a Campotosto la colonnina di mercurio raggiunse i -21°C.

 

(Foto dal gruppo Facebook “L’Aquila de ‘na ‘note”)

Fonte neveitalia.it