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Alfonso e Andrea: quando lo sci diventa poesia

Alfonso Trilli e Andrea Mammarella, gli unici due istruttori nazionali abruzzesi, si raccontano sulle pagine di Neve Appennino ed è una storia tutta da leggere

Istruttore nazionale  ovvero il massimo per chi da bambino sogna di insegnare lo sci.

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Alfonso Trilli

Un “ brevetto” per i pochissimi in grado di trasformare in poesia ogni curva
disegnata sulla neve. Sono 180 in Italia e sono i “ maestri dei maestri”.
In Abruzzo sono due e Neve Appennino ha voluto conoscerne i segreti: Andrea Mammarella e Alfonso Trilli danno lustro all’intera regione e sono il fiore all’occhiello della categoria.

Andrea ed Alfonso, generazioni differenti ma uniti da un’unica passione: disegnare  curve sollevando un filo di neve e un’incredibile scia di applausi . Il racconto lo inizia Andrea Mammarella. Un tono di voce deciso per ricordare che “ i miei 50 anni li porto benissimo sia fisicamente che di testa. Ho una tigna particolare, frequento tanto i giovani e addirittura mia moglie mi dice sempre che sono un bimbo cresciuto.

Per me la montagna è tutto e i miei ricordi hanno un fattore comune: la neve.  Sci, slitta, bob, camere d’aria riempivano la mia giornata a Rocca Di Cambio e ancora oggi quando nevica mi si apre il cuore. Maestro di sci prima, allenatore dopo fino a coronare il grande sogno di diventare istruttore nazionale. La mia migliore caratteristica? Mi ha aiutato madre natura e riesco ad essere dimostrativo ed elegante grazie alla mia struttura fisica.

Alfonso Trilli di anni ne ha qualcuno in meno ( in realtà sono 25), ma ha già una storia grande così da raccontare. “Sono cresciuto con un obiettivo chiaro in testa e vi svelo che se mi metto in mente una cosa faccio anche l’impossibile per ottenerlo.

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Alfonso Trilli

Zainetto per andare a scuola e sci in spalla facevano parte del mio quotidiano e non pensavo ad altro. Ho frequentato il liceo sportivo Bachmann a Tarvisio. Scelta dura vivere lontano da casa ma dove potevo trovare di meglio? Studiavo e al tempo stesso mi allenavo e seguivo felice i miei obiettivi”.

 Andrea e Alfonso hanno provato anche ad immaginarsi lontano dal mondo dello sci. “Se non avessi fatto carriera come sciatore – dice Mammarella –  oggi forse avrei potuto essere un pilota professionista. Con papà vedevo sempre la Formula 1 a Imola e vi dico che ogni tanto chiudo gli occhi  e provo a immaginarmi con il casco e le cinture allacciate in qualche pista della Romagna, terra che adoro particolarmente dopo il mio Abruzzo. Perché la adoro? Semplice, lì l’automobilismo è poesia allo stato puro”.  “Calciatore sicuro – ribatte Trilli – ed ero anche un buon portiere.  Mi immagino anche con una bicicletta perché adoro il ciclismo, sport di fatica e passione.

Da piccolo sognavo di imitare Pantani mentre guardavo le sue imprese. E mi sto preparando per scalare il Blockhaus dove arriverà il giro d’Italia a maggio”.  In Abruzzo, lo ripetiamo,  sono solo in due e danno lustro alla nostra regione.  Andrea Mammarella e Alfonso Trilli raccontano l’istruttore/ amico e lo fanno con parole che racchiudono una stima reciproca grande così. “Alfonso è il collega che mi mancava – sottolinea Mammarella – avrei voluto averlo 15 anni fa, un ragazzo maturo, un professionista esemplare capace di farsi voler bene da tutti. E poi è uno sciatore “ formidabile” ( come il suo soprannome ndr), dimostrativo e velocissimo tra i pali.

Lo ringrazio davvero, con lui sto vivendo una seconda giovinezza professionale. “ Si è creato un rapporto bellissimo anche fuori dal lavoro – risponde Alfonso Trilli – lo vedo come un fratello maggiore, sempre la parola giusta per me pronta e il consiglio che mi serve per migliorare.

E’ un vero professionista e lo ha dimostrato sul campo. Un onore per me affiancarlo. Certo poi lui tifa Torino e io Juventus, ma non mi sembra ci sia partita quando si parla di calcio ( e giù un sorriso ndr)”.  Riprende la parola Mammarella. “ Dimenticavo: Alfonso è sempre circondato da belle donne che vorrebbero prendere lezione da lui sugli sci”. “ Tutto falso, la fila di belle ragazze la vedete solo voi – ribatte Trilli – a me non risulta. Anzi, chi perde più di due ore per levarsi gli scarponi da sci per paura dei geloni e prepararsi non sono certo io”. Andrea e Alfonso tornano seri e ci raccontano le emozioni del giorno fatidico, il giorno dell’esame da istruttore nazionale. “ E’ Stato il mio sogno fin da bambino – ci racconta con visibile emozione Andrea Mammarella  – con i miei genitori che gestivano un bar alla base della Brecciara e proprio in quel bar si ritrovavano gli istruttori prima di lavorare. Vedevo quelle giacche con uno stemma particolare come un qualcosa che in futuro volevo a tutti i costi. E da quel momento ho iniziato a inseguire il mio sogno lavorando con un amico che ora non c’è più: Gaetano Pierleoni,  fino a quando nel 1999 ho toccato il cielo con un dito.

Mi ricordo che l’emozione è stata immensa quando è uscito il foglio degli ammessi ma sono sincero, un po’ me lo sentivo perché avevo sciato davvero bene.  E allo sbarramento , il giorno del mio compleanno a luglio, feci un’altra grande prova e da 53 ne rimanemmo in 16. Poi l’esame finale a dicembre sul Tonale e lì saltarono i tappi dello champagne” .  La storia di Alfonso Trilli è raccontata tutta d’un fiato e l’emozione si estrae con facilità disarmante dalle parole dello sciatore abruzzese . “ Ero sereno e rilassato, vi dico la verità, il giorno del master, consapevole che avevo fatto il massimo per arrivare pronto all’appuntamento e consapevole che al centro sud c’erano pochi istruttori e avevo voglia di diventare uno di loro. Era maggio a Livigno. Nel gigante dopo la prima manche ero il primo degli esclusi, ottavo, per un solo centesimo. Nella seconda ho recuperato e sono entrato tra i primi tre. Ora tutto il futuro di Alfonso Trilli era nelle mie mani. Ho fatto una bella prova e a mezzanotte ero con mio fratello quando sono usciti i risultati. Vi lascio immaginare, un bicchiere in più del normale era concesso vero? Tra i 19 ammessi c’erano Blardone, Simoncelli, Karbon, ovvero l’elite dello sci azzurro. Semplicemente un sogno trasformato in realtà. Ho svegliato la mia famiglia, Mammarella e tutti coloro che mi seguivano all’1 di notte per dire che ce l’avevo fatta.

Mi avranno perdonato, dai.” Se Alfonso e Andrea avessero la bacchetta magica cancellerebbero di corsa il mese di gennaio 2017, un mese orribile per l’Abruzzo. Rigopiano e Campo Felice, due tragedie che nessuno dimenticherà e che Mammarella ha vissuto in prima persona. “ Walter, il medico del 118 coinvolto nello schianto dell’elicottero, è un parente. Sono momenti toccanti che fanno capire quanto la vita sia dura. Sono triste e con il cuore ferito.

Il dolore delle tragedie di Rigopiano e Campo Felice ci ha segnato per sempre. Non servono altre parole”. “ Non devo aggiungere altro – ribatte Alfonso – se non abbracciare Andrea per il lutto che lo ha colpito. Due tragedie incredibili, mi stringo a tutte le famiglie coinvolte”. E poi un messaggio congiunto. “ Roccaraso e Campo Felice sono bellissime e sicure al 100%. Professionalità e competenze vi sapranno accogliere”. Un messaggio che noi ci prendiamo l’arbitrio di estendere a tutto l’Abruzzo, una regione che fa del turismo invernale un fiore all’occhiello.  Prima di salutarci abbiamo scambiato altre due battute con Andrea Mammarella e Alfonso Trilli. “Vi svelo un altro mio sogno – dice Mammamrella – che ho rinchiuso nel cassetto: fare delle foto particolari, diventare un professionista del settore. Ovviamente i miei soggetti preferiti  sono gli sciatori e le macchine da corsa, ma anche paesaggi e sfondi particolari del mio Abruzzo”.

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Andrea Mammarella

E se un domani fotografassi Goffredo (figlio di Andrea ndr)in coppa del Mondo?

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Andrea Mammarella

Mammarella prima di parlare trattiene il fiato, che quello è il suo vero grande sogno si capisce dal tono di voce della risposta “ Che dire! Goffredo è giovane, un bravo sciatore, ci spero con tutto me stesso”.  

A proposito di Coppa del Mondo. Ma se arrivasse una sfida ad Alfonso Trilli da parte di Sofia Goggia e Federica Brignone?

“ Si accetta subito, mai rifiutare. Certo, loro sono tremendamente veloci tra i pali. Ma la possiamo mettere sullo stile. Come è il detto? Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a lottare…”.

Alfonso Trilli e Andrea Mammarella ci salutano, dopo essersi raccontati tornano a pennellare curve sulle piste abruzzesi.  E sono pennellate d’autore, ogni curva una poesia da recitare con quello stile che fa  degli istruttori nazionali un’eccellenza della nostra federazione.  

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Andrea Mammarella e Alfonso Trilli

Enrico Giancarli redattore di Rete 8 e conduttore di Neve d’Abruzzo