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#Storiebastarde: la drammatica storia di Mario Cambi e Paolo Emilio Cicchetti, febbraio 1929

La drammatica storia di Mario Cambi e Paolo Emilio Cicchetti, il febbraio del 1929

Nello scorso secolo, un inverno carico di gelo e neve,fu senza dubbio il 1928 -29. Dopo un Dicembre per lo più piovoso, Gennaio e Febbraio si manifestarono crudi e gelidi,con tanta neve che sepolse non soltanto le aree montuose del nostro appennino, ma anche a quote costiere con degli accumuli eccezionali. Tanto per fare un esempio, il piccolo borgo di Roccacaramanico a 1050 m. sul versante settentrionale della catena del Morrone e dinanzi alla maestosa mole della Majella, totalizzò un accumulo di ben 10,49 m., grazie anche all’esaltazione dell’effetto stau adriatico.

Un continuo rinnovo di nevicate e bufere, causa un anticiclone di blocco Russo-Scandinavo benposizionata sull’Europa centro-settentrionale, la quale faceva scorrere sul suo bordo meridionale delle gelide correnti di estrazione russo-siberiana. Spesso quest’ultime, andavano a scontrarsi con quelle più umide provenienti dal nord-Africa (un po’ com’è successo dopo la metà del Gennaio scorso per intenderci), le quali insieme davano luogo a delle nevicate imponenti lungo la dorsale.

Fu in quell’inverno e proprio in quei giorni in cui ci fu l’apice del maltempo ( tra il 9 ed il 13 Febbraio 1929),che due amici Romani, forti alpinisti di quel tempo lontano, vollero tentare l’ascesa invernale sul Corno Piccolo sulla via Chiaraviglio – Berthelet. Si chiamavano Mario Cambi e Paolo Emilio Cichetti.

isobarica
Mappa relativa al 12 febbraio del 1929, in grafica rappresentazione della 500 hpa

Partirono da Roma alla volta di Assergi, dapprima con il treno fino all’Aquila,ed a seguire con i mezzi di allora,ove iniziarono la salita verso il Passo della Portella, sotto un tempo che già non prometteva nulla di buono. Ad Assergi furono molte le persone che li videro salire su quel sentiero dato si che si stavano celebrando i funerali della guida locale, ma molto conosciuta, Giovanni Acitelli. Arrivarono al rifugio Garibaldi (2233 m), semisepolto dalla neve ed in mezzo ad un gelo accentuato.

Cambi
In foto un ritratto di Mario Cambi

“Manca la pala,cosa grave vista la stagione. Mancano molte stoviglie. Manca l’ascia per spaccare la legna…l’assenza della pala ci impedisce di chiudere la porta costringendoci a dormire quasi all’aperto”. Questo annotarono la sera dell’8 Febbraio sul diario del rifugio.

Il giorno dopo si svegliarono tardi, e scrissero, “9 Febbraio. Siamo senza orologio. Partiamo a giorno alto diretti al Corno Piccolo”.

Era verso la metà della giornata o poco più quando si avviarono dal rifugio verso la Sella dei due

Corni, perdendo tra l’altro uno dei loro sacchi con un paio di guanti.

Attaccarono, o meglio ci provarono, la Chiaraviglio – Berthelet, ma il gelo eccezionale di quell’inverno tirò subito fuori gli artigli…infatti le mani si appiccicavano alla roccia ed alla piccozza; avevano a questo punto un paio di guanti che cercarono di passarsi ogni tanto, ma non ci fu nulla da fare, dovettero arrendersi e fare dietro-front, anche perché oltre il freddo insopportabile, anche le condizioni meteo erano sempre poco rassicuranti.

Arrivarono a notte fonda, al rifugio Garibaldi, ed entrambi ebbero un inizio di congelamento ai piedi. E nel rifugio, dovettero rimanere con la porta semi aperta, causa la neve che appunto non la faceva chiudere. Il peggio però, a livello meteo, doveva ancora arrivare. Un minimo depressionario, che iniziò ad attirare aria gelidissima da nord-est, si scontrò infatti con delle correnti miti ed umide nord-africane dando luogo ad una vera e propria bomba bianca, su molte zone dell’Italia, situazione che è rimasta negli annali della meteo, come il “nevone del 29”.

Infatti , la mattina seguente, i due si svegliarono sotto una fitta tormenta, e quindi rimasero al rifugio per tutto il giorno visto che come annotarono sul diario, cercarono di curare il principio di congelamento ai piedi. Ma la situazione meteo non accennava a cambiare, in quanto nevicò tutto quel giorno e la notte seguente ed ancora tutto il giorno appresso, 11 Febbraio.

La mattina del 12, si accorsero che il rifugio era completamente sepolto dalla neve, che cadeva sempre copiosamente. A quel punto, annotarono sul diario che era meglio andarsene in fretta, poiché se non provavano ad uscire allora, difficilmente lo avrebbero fatto poi, a tempesta conclusa, senza sapere quando, poteva effettivamente concludersi.

Tornare verso Assergi, non era facile. Campo Pericoli e soprattutto il Passo della Portella sono tremendi con i venti da grecale. Allora, come scrisse Cichetti sul diario, cercarono di scendere verso la Val Maone per raggiungere Pietracamela. Ma in tutti i casi, avanzarono molto piano, non solo per la tormenta, ma anche per la neve che era caduta in maniera mai vista. Infatti la discesa, non fu affatto uno scherzo, che li vide scendere molto piano, facendo un solco nella neve altissima.

Mentre proseguirono, sembrerebbe che furono colpiti anche da una slavina, cosa che riuscirono a capire i soccorritori nei giorni seguenti dopo la tormenta. Certamente come andarono le cose, mai nessuno l’ha saputo con esattezza e mai lo saprà, ma il primo a cedere fu Mario Cambi, che a quanto pare era legato in vita a Paolo, che sembra era stato l’apripista. Probabilmente non morì dinanzi all’amico, che da ricostruzioni fatte all’epoca, pare che gli mise un suo maglione sotto la testa e forse cercò di raggiungere il piccolo borgo di Pietracamela per chiedere soccorsi.

Ma purtroppo il destino fu crudele anche per lui…a circa 3 km dal paese morì.

Paolo, fu trovato qualche giorno dopo dai soccorritori che furono allarmati da due amiche loro di Teramo, cui dovevano raggiungere, e di conseguenza dai genitori. Certo, erano altri tempi lontanissimi in cui le notizie da Teramo a Roma ci mettevano giorni, con il maltempo poi, la situazione diventava ancora più drammatica.

Aveva poca neve sul suo corpo senza vita, e fu portato a valle ove vennero anche i familiari per la restituzione della salma.

Per Mario non fu così. Il perdurare del maltempo, anche se più a carattere sparso, rallentò le ricerche più in quota, nel cuore del massiccio del Gran Sasso. I soccorritori, in quelle poche giornate di sole o comunque migliori, salirono fino al rifugio Garibaldi, ma di Cambi, neanche traccia. Furono fatte anche delle analisi a dir poco fantastiche,da parte dei quotidiani dell’epoca, che dissero che probabilmente vagava per le solitudini del Gran Sasso…

Ma il verdetto definitivo, arrivò il 25 Aprile, ove in mezzo a molta neve ancora presente nella Valle del Rio Arno, fu trovato il suo corpo. Fu sistemato in una cassa di legno e portato giù in paese, con la presenza dei suoi familiari, gente altolocata Romana.

Paolo Emilio Cicchetti in foto
Paolo Emilio Cicchetti in foto

Nell’estate successiva, precisamente il 4 Agosto, in una splendida manifestazione, ove parteciparono delle squadre del Cai L’Aquila e Teramo, furono dedicate due cime a Mario e Paolo, che molti di noi appassionati di montagna conosciamo, il Torrione Cambi sul Corno Grande e la Punta Cichetti, sul Corno Piccolo, appunto quella che volevano raggiungere in quel gelido pomeriggio di Febbraio.

Sul sentiero invece che da Pietracamela sale nella valle del Rio Arno, sono presenti due monumenti dedicati a Paolo e Mario, dove furono ritrovati i loro corpi.

Infine, prima di concludere, una piccola riflessione, a riguardo di questa triste e lontana storia, in un tempo in cui non c’erano previsioni meteo televisive, applicazioni sui cellulari o altro, ma in qualche caso, in città si trovava qualche radio che ogni chissà quanto aggiornava il bollettino meteo.

Pertanto casi come questi potevano purtroppo succedere, ma oggi, a mio avviso è praticamente vietato che uno debba farsi male o peggio morire in montagna, appunto per tutto ciò che la tecnica ha sviluppato in tutti questi anni.

agoThomas Di Fiore, Associazione Meteorologica AQ Caput Frigoris