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Inverno 1980 – 81: un parente stretto dei gelidi inverni degli anni 60

Storie: l'inverno 80/81 un parente dei gelidi inverni degli anni 60

Il rumore del vento,quasi come un tuono, ed io voltandomi, vidi una nube di polvere bianca che m’investii e che mi mise paura…tant’è che a quella dopo, rientrai frettolosamente a casa…il freddo mi congelò le mani, ma la felicità dei miei 13 anni in quelle circostanze, in ogni caso, ci fu eccome in quell’8 di Gennaio…

Sto per raccontarvi di un inverno lungo e gelido, uno di quelli, che credo, sia rimasto uno stretto parente di quelli teatro degli anni 60, nonostante vissuto nella conca di Capestrano – Ofena, per antonomasia conosciuto con l’appellativo di “forno degli Abruzzi”…

Le prime avvisaglie, già si erano manifestate in Ottobre, in un Venerdì, il giorno 10. Frequentavo la seconda media, ed all’uscita della scuola, un modesto rovescio di neve era arrivato fino a Castel del Monte. Ma la comparsa fu più verso occidente, per le correnti da nord ovest, ove dalla bassa valle del Tirino, in località Decontra, sul pulmino scolastico vidi in lontananza le cime del Monte Genzana sopra Sulmona, ben innevato oltre i 1500 m circa. Il Monte Camicia, ultima cima importante ad est, fu appena imbiancato invece… ma dopo un paio di giorni oltre i 2000m, arrivò in una bella quantità la dama bianca per essere Ottobre, a far mostra di sé. Altre nevicate fino attorno alla stessa quota ci furono nei giorni 17 e 18. Di nuovo il 26, una Domenica, sui versanti orientali tornò la neve fin sui 1300 m circa, con raffiche di vento da nord est e pioggia in basso. 

Nel giorno di Ognissanti, il tempo si era rimesso al brutto, ed a carattere freddo per i venti da est. La sera arrivarono dei rovesci e delle nevicate sempre attorno ai 1300 m, ma lo scenario stava per cambiare…il freddo precoce, si fermò in val Padana, ove apportò diversi cm di neve in città come Bologna ed Imola. Forte bora a Trieste, pioggia anche sulle cime del Gran Sasso da noi, per lo scirocco impetuoso. Il prosieguo del mese di Novembre, vide ancora tempo mite in Abruzzo, mentre qualche altra nevicata tornò ad imbiancare le pianure del nord. Sereno e molto mite, il giorno di Domenica 23 Novembre, tristemente rimasto nella memoria di tutti noi, per il violento terremoto che colpii l’Irpinia quella sera, causando tantissimi morti e centri totalmente distrutti.

Un libeccio mite, Martedì 25, fu alla base dell’inizio di un inverno freddo e crudo con tanta neve su tutto il centro sud d’Italia, con intanto le prime nevicate a bassa quota a fine settimana. Venerdì 28, mentre qui a Capestrano la pioggia cadeva in modo tranquilla,tutt’intorno la neve scendeva oltre i 1100 – 1200 m, ma fu durante la notte che la quota si abbassò fino a 700 m circa, con pioggia moderata a quote inferiori, come da noi.

Qualche rovescio, nella serata, a carattere nevoso arrivò anche nella vallata, come nella mattina di Domenica 30, ove qualche fiocco sporadico, lasciò poi il passo ad un tempo soleggiato ma sempre freddo. Montagne tutte innevate intorno fino a circa 600 m, gli unici paesi senza la coltre bianca furono Capestrano ed Ofena oltre a Bussi situata nella parte meridionale di essa. Mi ricordo i collegamenti TV con le aree terremotate dell’Irpinia, con Pescopagano in provincia di Potenza, quasi totalmente distrutta, sotto 50 cm di neve circa.

Forca di Penne 23 gennaio 1981.
Foto gentilmente concessa da Giosuè Caruso

Dicembre esordii con cielo plumbeo, qualche fiocco svolazzava nella valle, dopo che tutt intorno ne cadde una moderata quantità nella notte intorno ai 500 m,ma appunto i venti da est, avevano contribuito a far abbassare le temperature nella mattina di quel Lunedì 1 Dicembre. Nevicò in modo molto strano quel giorno sui rilievi : da Castel del Monte a Villa Santa Lucia,quindi più in alto,mentre successivamente le virghe perdevano quota, tant’è che all’altezza della frazioncina di Scarafano (835m), la fitta nevicata scendeva verso Capod’acqua e sul resto della vallata verso Bussi sul Tirino ove cadde copiosa, anch essa ricoperta da uno strato di neve fresca già dalle prime ore del mattino. Copiosa fu anche verso Popoli e la valle Peligna e verso Tocco da Casauria e credo ancor più forte su tutto il massiccio della Majella, esposta com’è alle perturbazioni dai Balcani.

Le cose tornarono meglio comunque, già dal giorno dopo, con il cielo poco nuvoloso sebbene con estese gelate al mattino. Fu infatti una di quelle giornate tipicamente d’inverno. Situazione non molto diversa il giorno dopo, ma…qualcosa stava già muovendosi dalla Scandinavia, come mostrano le mappe meteo dell’archivio, ove una depressione, tese a scendere verso la nostra penisola, il giorno seguente, la quale avrebbe formato una depressione sul centro sud, attirando aria fredda da est. Il risultato fu nuovamente delle nevicate fin sui 400 – 500 m per tutta la giornata. E così fu con la dama bianca che, anche se solo per una spolverata, non si fece attendere.

Situazione discreta nei due giorni a venire, anzi, una risposta più mite da ovest di un nuovo nucleo freddo che avanzava, arrivò nella mattinata e tutto il giorno di Sabato 6 Dicembre, che sciolse in parte la neve lasciandola oltre i 900 m circa.

Ma fu di breve durata; la rotazione delle correnti, prima da nord ovest e poi  da nord est, ci fu già dal pomeriggio e nella notte a seguire, con la quota che si abbassò a 700 m prima di sera, poi fino sulle coste appunto nella festività della Concezione, il giorno dopo, con buoni accumuli specie nel Vastese. Freddo piuttosto accentuato (sull’Abruzzo era presente una -12°c ad 850hpa). Nevicò a rovesci sparsi, che per il gran freddo, i fiocchi sembravano come il cotone (tra l’altro c’era scarsa umidità).

L’anticiclone comunque tornò nuovamente già dal giorno 10, dopo aver lasciato il 9, con cielo poco nuvoloso, ma con uno sferzante vento da grecale.

Per alcuni giorni, non ci fu nessun clamore, meteorologicamente parlando. Cielo poco nuvoloso ed a seguire della variabilità con delle piogge fin sui 1800 m, mentre un leggero calo termico ci fu intorno al 18 / 19 del mese, la quale riportò un po’ di neve oltre i 1200 m circa, sui versanti orientali.

Ma ecco che già un ennesima situazione interessante stava arrivando…. Di nuovo la grande depressione nord atlantica stava pronta a scendere verso la parte occidentale del mediterraneo, con dapprima delle correnti di risposta di un libeccio freddo, con nuove nevicate oltre i 700 m, tra Sabato 20 e Domenica 21. Quaggiù, in questo forno d’Abruzzo, solo pioggia.

Una cosa che non dimenticherò, quel pomeriggio,in cui era riuscito il sole, la battuta di mio nonno, che mi disse : “la vid la nev com se ne scappa a Scarafà?” (la vedi la neve come scappa, si scioglie e sale di quota verso Monte Scarafano?). Certo non era freddo, le correnti erano tuttavia come già viste occidentali e pertanto nulla faceva presagire al ritorno di maltempo nella serata e nottata.

Invece verso le 20:00 circa, si udì una forte pioggia battente…

La mattina seguente, la neve si era spinta nuovamente fino a 600 m circa, mentre i venti girarono ancora una volta da nord est. Nevicò per bene tutto il giorno a Calascio, Castel del Monte in particolare, Villa Santa Lucia, Forca di Penne ed a volte ad Ofena. Rovesci di pioggia da noi e Capestrano paese compreso. Bello il giorno seguente, il 23, con cielo sereno, ma ventilato da nord est, montagne tutt’attorno piuttosto cariche oltre i 700 m circa.

Il periodo delle festività Natalizie passarono senza grandi sussulti;bel tempo a Natale, segui un peggioramento modesto, ma comunque freddo con neve attorno ai 5/600 m, il 27 Dicembre.

Con l’inizio del nuovo anno 1981, un paio di centimetri la mattina del 2 Gennaio fuori casa fecero capolino.

Ma…è da ora, che dovete ascoltare, o meglio leggere…

Il giorno 4 Gennaio, spirava un vento da ovest, piuttosto teso,la quale portò ad un po’ di pioggia, verso sera, con neve oltre i 1500 m. Ma tutto finì ben presto, mentre in ogni caso, le correnti ruotarono da libeccio a bora. Il giorno seguente, il 5, l’aria fu tersa e rigida, mentre la sera, seguendo la rubrica di Che tempo fa, si parlò di qualche nevicata durante quel giorno al di sopra dei 200 m in Puglia.

La festività dell’Epifania, in quel periodo, fu tolta, tant’è che tutti fummo a scuola. All’uscita, vidi che degli addensamenti di nubi bianche si protaevano dal Gran Sasso fin sopra Villa Santa Lucia degli Abruzzi, recando una nevicata tra debole e moderata, in un contesto di una spiccata variabilità. Con l’arrivo della notte, qualche fiocco iniziò a scendere anche da noi, per tramutarsi, in una bella nevicata di circa 10 cm scarsi; nevicò,fin verso le 22:00, 22:30 (ora che andai a letto). Dopo dei fiocchi più grandi, essa tornò ad essere fina ricordo, tant’è che mio padre disse, chissà cosa vorrà fare domani ( di solito, ed è risaputo, quando le nevicate si concludono con piccoli fiocchi, nuove nevicate torneranno molto a breve).

La mattina del 7, iniziò con cielo poco nuvoloso, ma ben tosto, già da prima di entrare a scuola, il vento creò dei forti turbinii nell’area sotto il Monte Bolza. Seguì qualche nevicata a folate di vento per buona parte delle ore scolastiche di quel giorno. All’uscita, notai verso la montagna di Villa Santa Lucia e Forca di Penne, tipo una nebbia fittissima…era un rovescio di neve molto forte, la quale durò quando più intensa , quando meno per tutto il pomeriggio ovunque. Verso sera la neve fu alta circa 20 cm, mentre i fenomeni nella vallata erano diminuiti, ma…mentre fummo a tavola per cena, di colpo andò via la luce, ed udimmo un rumore forte, del vento…

Corremmo verso la porta principale, Papà ed io e quando la aprimmo, l’aria era tutta bianca! Nevicava a bufera con una visibilità ridotta credo a non più di 130 / 150 m! Ed il manto salì sempre più!

Mio padre, si coprì per andare a dare l’ultimo fieno alle mucche, per la notte ( erano le 20:00 all’incirca) e non vedendolo tornare uscì pure io. C’era una bufera che difficilmente ricordo qui. Scaccianeve e fiocchi erano tutt’uno. Lo incontrai mentre scendeva giù e ci fermammo 10 minuti dagli zii. Nevicò tutta la notte, mentre io non dormì più di tanto, fuori continuò a tratti a tempesta, a tratti meno, con degli accumuli eolici notevoli.

La mattina seguente, continuava, alla grande, con forti scaccianeve, rumorosi quando si avvicinavano, quasi tipo un tuono (cosa che sentì soltanto nell’irruzione fredda del 1 e 2 Dicembre 1983 e poi mai più…). Scuole chiuse, tutto era bloccato, la neve fuori casa, mediamente era alta circa 40 cm, ma in ogni caso ricordiamoci che era scesa a bufera ed in qualche punto c’è ne era di meno e certamente di più in altri. Neve altissima nelle zone terremotate dell’Irpinia.

La giornata passò con nevicate tra deboli e moderate in basso, ma ancora abbondante intorno ai monti, fino al paese di Ofena. All’imbrunire, tornò a cadere con più insistenza, alzando l’accumulo di circa 7 / 8 cm, accompagnata da un vento gelido.

 Freddo, ventoso e poco nuvoloso il giorno 9, un giorno in cui noi ragazzi del luogo ci divertimmo molto con bob, plastiche ed anche pezzi di qualche stufa vecchia, a scivolare sulla neve gelata e quindi ottima. Le condizioni meteo furono buone per alcuni giorni, con estese gelate notturne, per la gioia di chi come me non doveva andare a scuola e quindi divertirsi con gli amici a scivolare.

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Martedì 13 Gennaio, tornammo tutti a scuola sotto un cielo nuvoloso ed un libeccio che fondeva la neve, ma neanche più di tanto, visto che era diventata dura per le frequenti gelate dei giorni prima. Nel pomeriggio iniziò una pioggia moderata con la quota neve, comunque tutto sommato oltre i 1100 / 1200 m circa. Più freddo di nuovo il giorno seguente, con qualche fiocco fin sui 500 m, infatti prima di entrare a scuola, a Capestrano nevicò un po’. Tempo nuovamente freddo tra il 17 ed il 18, con il ritorno di nevicate discrete oltre i 600 m circa. Ma attenzione perché un altra situazione dura, stava per arrivare…

Il 19, passò tranquillamente con cielo sereno o poco nuvoloso e soprattutto clima rigido. Tutt’ intorno, era abbondantemente innevato oltre i 600 m, ma chiazze in molti punti rimanevano anche lungo la nostra valle, dell’irruzione del 6/7/8 Gennaio. Di nuovo, come accadde in quel lontano inverno nevosissimo del centro sud, una saccatura nord atlantica, stava per scendere verso il bacino del mediterraneo, con il freddo che tornava a colpire l’Italia in generale, ma con nuove copiose nevicate al centro sud (il nord rimase all’asciutto in quell’inverno, seppur con molto freddo secco che con i venti di tramontana alimentarono molti incendi). Il giorno 20, iniziò con cielo variabile, ove ogni tanto face capolino  qualche timida schiarita, mentre un minimo depressionario di circa 990 mb andò formandosi sul tirreno -centro meridionale, facendo affluire correnti sud orientali sull’Abruzzo (!), le quali all’imbrunire un vento da bora in aumento, accompagnò pioggia in basso, ma oltre i 600 / 700 m la neve fu copiosissima durante tutta la notte, con accumuli notevoli, che si posarono su una coltre nevosa già piuttosto accentuata sui versanti orientali. E durante la notte, la pioggia si tramutò in neve anche da noi, raggiungendo i 10 cm verso le 9:00 all’incirca. La situazione nella regione Abruzzo, iniziò ad avere del drammatico, in quanto se da noi in basso l’inverno giocò, ma non risparmiandoci da frequente maltempo, spesso nevoso, oltre gli 800 m si contavano i metri.

Capestrano paese si trovò nuovamente sotto 20 cm di neve fresca, oltre 30cm ad Ofena, a Castel del Monte, nevicò forte tutto il giorno e la notte seguente, ove davvero la situazione fu critica ( i quotidiani dell’epoca riportarono disagi senza fine). Frequenti colpi di vento da grecale molto forti e quello fu un fattore primario di quell’inverno, che qualche telegiornale paragonò al 1929,almeno per l’appennino centrale e meridionale.

Il giorno seguente tornammo a scuola, dopo la chiusura del giorno precedente,ove intorno nevicava forte,compreso la valle Peligna e con raffiche, che come disse una stazione radio, di oltre 100 km/h tra Ovindoli e Celano. Da noi la precipitazione fu più moderata. Vicino l’istituto della scuola media, noi ragazzi progettammo una “sciovia”, ove potersi divertire con qualsiasi arnese che scivolasse sulla neve. Quel giorno, se ricordo bene, non funzionarono i riscaldamenti ed oltretutto qualche professore non riuscìì a venire per i forti disagi legati al maltempo. La sera al TG nazionale, furono nominate molte strade, statali e provinciali bloccate dalla neve, tra cui la “Brittoli – Capestrano”…

Venerdì 23, giornata fredda e ventosa da est, cielo tuttavia poco nuvoloso, a parte della nuvolosità sparsa. Al mattino, diversi elicotteri girarono intorno ai monti per vedere la situazione. Uscito da scuola e tornato a casa, con mio padre ed altre persone del posto, raggiungemmo il valico di Forca di Penne, appunto sulla carrozzabile tra Brittoli e Capestrano. In effetti era da Forca verso Brittoli, che non si riusciva a sbloccare per la grande quantità di neve, molta anche di entità eolica. Già per arrivarci, dal nostro versante, da poco sopra Ofena il manto cresceva a vista d’occhio ed oltrepassata la frazione di Scarafano , la carreggiata tendò a restringersi sempre di più per l’altezza della neve abbondantemente oltre il metro. Arrivati al bivio ove c’è l’ingresso verso la frazioncina Capestranese, a 918 m, il giuoco del vento aveva creato una cosiddetta “reglia”nevosa di oltre 5 metri se non più. In ogni caso, soccorritori e quant’altro c’è la stavano mettendo tutta, mentre la s.s.602 verso il paese di Brittoli rimase ancora chiusa sotto un enorme manto compatto alto quasi quanto i paletti segnavia , quindi oltre i 2 metri circa di sicuro.

Non mi dimenticherò mai, un signore del posto, quasi in lacrime che ci disse venendoci incontro : “ma mo che è success?”M’immagino nei giorni prima cosa avranno provato visto che restarono isolati da muri di neve tutt’intorno. Quel pomeriggio, così lontano oramai nel tempo ,fu pieno di gente, sia per dare aiuto o semplici curiosi in un paesaggio davvero surreale…

Le condizioni meteo, grazie all’alta pressione, rimasero buone fino a Lunedì 26 Gennaio, freddo di notte con estese gelate, soleggiato di giorno. Un altro ricordo che mi è rimasto stampato nella mente, erano le grandi quantità di neve accumulate dal vento sulle cime che vedevo da casa. Il Monte Cappucciata (1802 m), aveva delle dune, che mai più ho rivisto (forse nel 1984?) non solo in cima, ma anche sul versante erboso che guarda verso la nostra valle. Sul Monte Capo di Serre, il vertice del bosco di faggi a lato di Castel del Monte (nei pressi della fonte dello Stingone) a circa 1550 m di altitudine,era mezzo scomparso sotto la grande quantità di neve ammucchiata dalle bufere… ed ancora altro…m’immagino la Majella che doveva essere in quei giorni…

La notte tra Lunedì e Martedì, riportò una lieve nevicata, per il ritorno di correnti da nord est, causa un minimo depressionario che si rinforzò sulla Grecia. Frequenti rovesci nevosi in quel pomeriggio, ricordo scesero tra il Gran Sasso e Forca di Penne con qualche fiocco anche giù nella vallata. Più instabile il giorno di Mercoledì, già dalla tarda mattinata, con neve moderata sui rilievi tra Calascio, Castel del Monte, Villa Santa Lucia, Forca di Penne, con disagi sul versante Pescarese montano, già appunto in situazioni critiche. Maltempo diffuso nella valle Peligna con accumuli a detta di un insegnante il giorno dopo, di circa 40 cm, mentre 80 cm caddero a Campo di Giove. Pochi centimetri da noi, ma caduta a bufera e turbinii, ma il vento, cessata la precipitazione, continuò ad ululare durante tutta la notte…

L’anticiclone, tornò a posizionarsi, tra la fine di quel gelido Gennaio e Febbraio, un altro mese che fu interessante sotto l’aspetto meteo. Il giorno 3, arrivarono delle miti correnti atlantiche, ma il 4 tornarono le precipitazioni che solo oltre i 1400 / 1500 m furono nevose. Durante la notte,la situazione iniziò a cambiare, in quanto i venti ruotarono da ovest – nord ovest, riportando la quota neve fin sui 1100 m circa. La mattina successiva del 5 Febbraio, piuttosto scura e piovosa, vide di nuovo la neve scendere a circa 800 m, mentre nel primo pomeriggio, anche sui 500 m, per l’ingresso dei venti da nord est. Fiocchi anche a Capestrano ed in serata nella valle. Il giorno seguente, ricordo che c’era un paio di cm di neve caduta nella notte, mentre tutt’intorno i monti erano nuovamente stracariche. Per quasi tutto il giorno, ove il cielo rimase poco nuvoloso, da casa vidi tutta l’area di Castel del Monte sotto forti scaccianeve, ed un rumore piuttosto forte, pensate.

Tornarono nuovamente condizioni anticicloniche nei giorni successivi. Domenica 8, con mio padre, nel primo pomeriggio, salimmo verso Calascio e ricordo i muri alti fino a circa 2 metri già a scarsi 800 m, dove la turbina aveva effettuato il classico taglio. All’ultimo tornante a circa 1050 m,si toccavano intorno  ai 3 metri, anche per l’effetto delle bufere. All’affaccio della valle di San Marco, notai delle reglie altissime sui colli circostanti, con sullo sfondo il paese di Castel del Monte.

Altre manifestazioni nevose ci furono entro Febbraio, modeste nelle aree poste a bassa quota, ma piuttosto spesso, accompagnate da venti nord orientali.

Gli ultimi fiocchi li vidi la mattina di Domenica 1 Marzo, in attesa di una sciroccata che ci venne a trovare, davvero dopo molto, moltissimo tempo, che fece piovere addirittura sulle vette del Monte Camicia e del Corno Grande. La neve, però, tornò nuovamente fino ai 1000 m, il giorno 4, mentre dopo altre giornate di bel tempo, ma piuttosto calde, una sferzata sempre nord orientale ci fu il 19, con il ritorno di un po’ di neve oltre gli 800 m. Altro tempo bello e mite, a parte qualche disturbo di tipo primaverile, fino quasi a Pasqua (19 Aprile), quando durante la settimana Santa iniziò a cambiare qualcosa con maltempo specie tra il Venerdì ed il Sabato con nevicate oltre gli 800 m circa e buone piogge, in basso.

Ma non finì ancora. Il 5 Maggio, in un giorno molto fresco, nevicò fin sui 1000 / 1100 m circa, imbiancando i borghi di Castel del Monte e di Rocca Calascio (quest’ultimo a quei tempi totalmente disabitato), per l’afflusso di correnti sempre nord orientali.

Siamo alla fine di questa storia, alla fine di una storia, che ho vissuto in quel lontano inverno. Un inverno in cui, facilmente, a noi ragazzi, vennero i geloni alle mani per il gran freddo, per giocare con la neve. Un inverno, in cui le scuole dei paesi di montagna rimasero chiuse per le strade completamente sommerse e per alcuni mezzi, in cui gelò il gasolio.

Un inverno, che comunque, ricordo, con molto gusto.

Thomas Di Fiore