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Borghi appenninici: Rocca di Cambio, il comune più alto dell’Appennino, dal drone

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Un viaggio nel Comune più alto di tutto l'Appennino, le riprese dal Drone

Con i suoi 1434 è il comune più alto di tutto l’Appennino e soprattutto è un affermato centro di turismo per gli sport invernali, soprattutto in virtù della presenza nel proprio territorio della stazione sciistica di Campo Felice, tra le più importanti e frequentate di tutto il Centro Sud Italia.

Rocca di Cambio è situata nella parte nord dell’altopiano delle Rocche, in una posizione arroccata rispetto all’altopiano stesso, dominato per larga parte dal gruppo montuoso di Monte Ocre-Monte
Cagno. Questa zona, climaticamente parlando, è caratterizzata dal tipico clima delle zone montane di media-montagna; durante la stagione invernale fa molto freddo, con il manto nevoso che spesso permane da Novembre fino al mese di Aprile, a seconda dell’esposizione ai raggi solari.

La chiusura montuosa ad ovest dell’altopiano e l’apertura ad est lo rende invece particolarmente esposto alle fredde irruzioni delle masse d’aria polari da dai vicini Balcani e dalla Russia, sia pur con precipitazioni nevose scarse a causa della schermatura operata ad est dal Gran Sasso. La neve compare più facilmente e in maniera copiosa quando i sistemi perturbati fanno il proprio ingresso da ovest. L’autunno è la stagione più piovosa, immediatamente seguita dalla primavera, mentre l’estate è la stagione secca con l’altitudine che mitiga le ondate di calore. Il borgo di Rocca di Cambio venne fondato dai Longobardi nel IX secolo come roccaforte medievale; intorno alla metà del 200, sotto il dominio degli Angiò, partecipa insieme ad altri villaggi della conca aquilana alla fondazione di L’Aquila.

Nel 900 il centro era prevalentemente legato all’agricoltura e solo a partire dal secondo dopoguerra venne dotato di strade percorribili e di corrente elettrica. Il 6 Aprile del 2009 subì moltissimi danni in seguito alla forte scossa di terremoto che colpì la regione Abruzzo, con epicentro proprio nelle zone aquilane. Moltissime abitazioni vennero lesionate in maniera più o meno grave, con crollo parziale e/o totale di alcuni immobili.